The Advocate in Singapore

Era da parecchio che Rober Parker Jr stava muovendosi per alleggerire la propria presenza su The Wine Advicate, la rivista che lui stesso fondò nel 1978, ed ora a quanto pare qualcosa è accaduto.

Dopo aver ‘ceduto’ la California ad Antonio Galloni, nel gennaio del 2011, adesso ha fatto il passo più grosso.

Parte delle proprie azioni, stando almeno al WSJ, sono state vendute ad un gruppo di ‘giorvani investitori, attivi nel mondo dei media e delle nuove tecnologie, ed amanti del vino’ taiwanesi; RPJr continuerà ad essere CEO di TWA ma la responsabilità editoriale passa nelle mani di Lisa Perrotti-Brown (@LisaPBMW) che fino ad ora aveva la responsabilità della regione asiatica con particolare riferimento ad Australia e Nuova Zelanda. Anche la redazione si sposterebbe tutta a Singapore.

Lo stesso Parker, dopo un articolo su Decanter, ha tenuto a precisare con un tweet che l’edizione cartacea continuerà ad esistere, che verrà creata una newsletter in pdf per i soli abbonati ed una edizione fruibile tramite mobile (tablet, smartphone, kindle).

Ancor più importante ha ribadito che la rivista continuerà la propria politica di non ospitare pubblicità di aziende legate al mondo del vino, così da dimostrare la propria indipendenza.

Ms Lisa Perrotti-Brown

Ebbene, è lo stesso Lettie Teague, sulle pagine online del WSJ, che riporta la notizia che dicevo all’inizio del post.

Sottolinea, a mio avviso giustamente, Felix Salmon (@felixsalmon) sulle pagine del blog della Reuters, che la decisione appare quanto meno strana. Quando Parker, infatti, afferma che la newsletter metterà ‘maggiore enfasi nella nascente industria asiatica del vino, e Ms Perrotti-Brown ha in mente’ che il nuovo corrispondente asiatico avrà probabilmente un ufficio in Cina, il pericolo per la rivista è che potrebbe diventare o troppo noiosa, assegnando agli scarsi vini cinesi punteggi troppo bassi, o al contrario perdere di autorevolezza, assegnandone di troppo alti.

In ogni caso, Parker continuerà ad avere il titolo di CEO ed occuparsi della sua amata Bordeaux e del solito Rodano, ma paiono per lo più ruoli simbolici, soprattutto se RP potrà essere messo in minoranza del CdA dopo la vendita di una cospicua parte delle sue quote.

Fin qui le notizie; ora sarebbe bello sapere chi siano questi famosi investitori.

Sebbene non confermato, pare che parte delle azioni sia stata acquistata da Goldman&Sachs e da Deutsche Bank, mentre il resto sia saldamente nelle mani di Soo Hoo Khoon Peng, già proprietario de l’Hermitage, uno dei principali importatori di vini pregiati di Singapore, fondato nel 2002.

Soo Hoo si è dimesso dalla direzione de l’Hermitage ed ha capitalizzato le sue azioni già il 22 novembre; inoltre l’importatore taiwanese già conosceva Robert Parker per aver organizzato alcuni eventi insieme, tra cui una degustazione di confronto tra Pinot Noir di tutto il mondo.

Pochi giorni fa, qui siamo praticamente al gossip, Soo Hoo è stato visto ospite a Baltimora, appena 25 miglia da Monckton, dove è la villa di RP. La notizia è confermata anche nel profilo fB di Soo Hoo.

Anche Lisa Perrotti-Brown conosce già Soo Hoo, almeno fin dal 2008 quando presenziò, per conto di TWA, all’evento organizzato da Les Fruits de la Vigne, una delle società di Soo Hoo Khoon Peng.

E’ anche normale che, a questo livello, certi personaggi si conoscano tra di loro, e comunque stiamo semplicemente parlando di un imprenditore, Robert Parker Jr, che vende la propria creatura ad un altro imprenditore.  

E’ anche ovvia la segretezza o, almeno, la ritrosia a spiegare tutto; intanto la notizia non poteva uscire troppo presto, con il rischio di far sfumare l’affare, visto che si parla di qualcosa come 15 milioni di $. Poi un po’ di suspanse serve anche per tenere alta l’attenzione del mercato in quel che sarà il nuovo corso di The Wine Advocate.

Di questa vicenda però potremmo anche dare una lettura lievemente differente.

Vederla cioè non come il ritiro di Robert Parker dalla propria creatura, ma come un diverso riposizionamento all’interno di The Wine Advocate, un ampliamento dei mercati.

Come intelligentemente scrive Steve Heimoff (@SteveHeimoff) sul suo blog , Robert Parker ha detto delle cose leggermente diverse da quanto riportato da Teague sul WSJ. Ha detto che il quartier generale sarebbe rimasto a Monkton, ed a Singapore avrebbe solo aperto una sede; ha confermato che Lisa Perrotti-Brown sarebbe diventata redattore capo della rivista; ha affermato che continueranno a non esserci ads pubblicitari, almeno non legati al mondo del vino, e che non ha alcuna intenzione di eliminare la versione cartacea nel 2013. Anche Alder Yarrow (@vinography) si dimostra scettico su Parker che si ritira, così come Eric Asimov (@EricAsimov) sula sua pagina del New York Times.

Come scrive Andrew Jefford (@andrewcjeffod) il 1 ottobre (quindi quasi due mesi prima dell’intervista su Market Watch) commentando alcuni rumors sulla possibile vendita di Wine Advocate ad investitori di Hong Kong, è la fine di un’era durata 35 anni.

Poco importa se non vi piace quella rivista, se non accettate il sistema dei 100 punti, e se pensate che i vini ‘parkerizzati’ siano il Male del vino. 

Giusta o sbagliata che sia, l’ascesa di Robert Parker ha segnato profondamente il modo di comunicare il vino e sicuramente anche di farlo.

Lo ha peggiorato? Certo, i vini che piacciono a Parker sono i soliti californiani marmellatosi ed alcolici, e questo ha trasformato anche i vini di Bordeaux, sua patria elettiva. 

Ma questo dimostra anche cosa possa fare una attenta comunicazione, e soprattutto cosa accade quando si trova la giusta leva per smuovere l’interesse; TWA è una macchina che, fino ad ora, si è autoalimentata: i punteggi alti a determinati vini inducevano nuovi produttori a copiare quei vini, nella speranza di entrare nella classifica degli Over 90, e questo quando, nel ’78, non erano molte le riviste che parlavano di vino californiano.

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