Degustazioni condivise (e condivisibili) per #Montalcino

A un anno dalla prima a Parco Aldobrandeschi, il ritorno di Sangiovese Purosangue a Roma premia di nuovo l’ardimento e la professione di fede dell’Enoclub Siena.

Portare e promuovere senza falangi di pièrre una manifestazione sulla terrazza dell’Exedra, sostenerne i costi, mobilitare produttori e relatori di vaglia, non sbagliare un seminario, fare il pieno di visitatori (non di bevitori della domenica) è impresa ragguardevole.

Lo è soprattutto se consideriamo il taglio e la finalità, divulgativi più che promozionali, celebrativi solo in un caso e con tutte le migliori ragioni[1]. L’idea di anteporre la cultura al commercio, l’approfondimento a feste e fasti, di fare dei primi il traino e non il pendant dei secondi è veramente ardimentosa.

Poi c’è la questione fideistica, che vede questi benedetti toscani assumere in punto di vino una posizione rigorosa senza esser draconiana, né tantomeno campanilistica: congruente, invece, all’obiettivo di preservare l’identità del Sangiovese come patrimonio comune contro tagli, licenziosità e strazi vari, salvaguardando almeno questo maledetto toscano dalla deriva che ha cancellato tutti quelli malapartiani. Anche la questione di fede attiene quindi alla cultura più che al culto: niente atmosfere devozionali, molta passione, scelta ragionata degli interpreti, cura filologica e spirito critico.

Se degli assaggi più interessanti ai banchi di degustazione si è trattato e si tratterà ancora, in questa sede si offre un resoconto dei temi trattati e dei vini gustati durante tre dei seminari domenicali. Con molti rimpianti per non aver potuto partecipare ai due del lunedì.[2]



[1] Uno e uno solo dei seminari ha avuto un intento dichiaratamente celebrativo: quello dedicato all’uno e uno solo, l’uomo che sa ascoltare il vino, l’ultima farfalla del Sangiovese, Giulio Gambelli. A giudicare dalle cronache e persino dai filmati di molti partecipanti, più che di una commemorazione si è trattato di una rievocazione di grande spessore per la competenza dei testimoni, la dovizia di spunti e memorie, la forza delle emozioni e delle passioni evocate.

[2] Tra questi anche il seminario descritto alla nota precedente. D’altronde avevo un appuntamento ecografico con il mio indicativo futuro, seconda coniugazione. Immancabile.

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