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La parte degli angeli: l’Armagnac – III parte (fine)

Ogni anno nelle botti viene aggiunto del nuovo distillato per ripristinare il volume iniziale, così non possiamo parlare di annata di un Armagnac poichè esso è un blend di annate differenti. L’anno che si trova a volte nelle bottiglie si riferisce sempre, comunque, alla vendemmia dell’uva più giovane; si possono trovare anche Armagnac millesimati, provenienti cioè da distillati prodotti in una unica vendemmia, e questo deve essere specificato nell’etichetta. Le botti vengono adesso mantenute in cantine a temperatura costante attorno ai 19° e lentamente, per dieci, venti o addirittura quaranta anni, il distillato rimane a riposare e trasformarsi nelle botti, diventando così finalmente Armagnac.

Oltre i quarant’anni non si avrebbe un miglioramento ma, al contrario, il gusto si affievolirebbe, il colore diventerebbe scuro e cupo, ed il sapore assumerebbe una nota dolciastra a causa della trasformazione di alcune sostanze in zuccheri. Gli Armagnac che il cantiniere ritiene non possano più giovarsi dell’affinamento vengono così travasati in bottiglia, dove il processo si arresta; vengono poi classificati in base alla loro età, così abbiamo i Troi Etoiles, con almeno due anni di invecchiamento, i V.O. (Very Old) e i V.S.O.P. Reserve (Very Superior Old Pale), con almeno cinque anni di invecchiamento, gli Extra, gli X.O., in Napoleon e i Vielle Reserve con almeno sei anni di affinamento in botte, ed infine gli Hors d’Age con non meno di dieci anni di botte.

La sua degustazione deve avvenire con il dovuto rispetto per il lungo lavoro fatto dalla vigna alla cantina di invecchiamento. Si versa l’Armagnac in un bicchiere piccolo, tipo sniffer, tenendolo nel palmo della mano per ‘umanizzarlo’, ossia fargli prendere gradatamente la temperatura ambiente; consiglio di accostare brevemente il bicchiere al naso in piccole ripetizioni per assaporare il profumo senza assuefare l’olfatto. Va poi bevuto a piccoli sorsi, facendolo scorrere sulla lingua e sul palato, così che tutta la bocca ne risulti bagnata e possa rimanere profumata a lungo. Il calore dell’Armagnac risalterà pian piano dopo averlo bevuto, lasciando i suoi profumi retronasali e la sua notevole persistenza.

Si può accompagnare ad un cioccolato fondente, non oltre l’80% di cacao per non contrastare eccessivamente con la sua profumazione, con praline di arancia amara ricoperta di cioccolato, o con torte al cioccolato e marmellata di ciliegie. Uno dei migliori accostamenti che personalmente ho sperimentato è stato un Armagnac Dartigalongue del 1985 con torta di prugne. Può essere utilizzato nella preparazione di cocktail profumati, come ad esempio con 1/4 di Grand Marnier, 3/4 di Armagnac, 1 cucchiaio di succo di limone ed uno spruzzo di bitter all’arancia. Anche in cucina l’Armagnac può essere utilizzato con ottimi risultati,; ho avuto modo di assaggiare un superbo cosciotto di agnello insaporito con un mestolo di brodo, succo di mandarini ed un cucchiaio di Armagnac, e a seguire una beccaccia ripiena di foie gras e aromatizzata con un Armagnac Teneréze.

La parte degli angeli: l’Armagnac – II parte

L’Armagnac è un prodotto ben definito, quindi, che si differenzia dal probabilmente più celebre Cognac soprattutto per il metodo di distillazione: continua per l’Armagnac, discontinua per il Cognac. Le uve utilizzate nella produzione di Armagnac sono state codificate nel disciplinare del 1936, e sono fondamentalmente quattro: Ugni Blanc, una varietà di trebbiano francese, il Colombard, la Folle Blanche ed il Baco Blanc; sono vitigni coltivati tipicamente in questa zona, e producono in genere vini di bassa gradazione alcolica. In piccole parti possono essere utilizzati anche altri vitigni autoctoni, come la Clairette de Guascogne o il Jurançon blanc.

L’Ugni Blanc, conosciuto anche come St. Emillon, viene utilizzato per lo più nella produzione dei Vin de Pays, analoghi al Vino da Tavola italiano, ed è il vitigno maggiormente coltivato in Francia, così come il Trebbiano in Italia; viene prodotto in particolare in Provenza e nella Gironda. Il Colombard viene utlizzato, oltre che per la distillazione, anche per il Vin de Pays Côtes de Gascogne; la Folle Blanche ed il Baco Blanc sono due varietà dello stesso vitigno, ed anch’esse sono utilizzate per la produzione di vino quasi esclusivamente nella zona di Nantes, nella valle della Loira, e danno un vino molto secco e ad alto contenuto di acidità, facendo di questi vini un buon accompagnamento per i crostacei di fiume.

Vendemmiati generalmente nel mese di ottobre, la vinificazione dei grappoli avviene nel modo tradizionale, con diraspatura e pigiatura soffice, e poi lasciati a fermentare nei tini senza altre pratiche enologiche.

Queste uve hanno in comune di essere molto poco aromatiche, così da non modificare il prodotto della distillazione, una alta acidità ed una bassa gradazione alcolica, attorno ad 8-10% in volume. Negli ultimi tempi alcuni produttori hanno iniziato a distillare separatamente i vini prodotti da queste uve. Il territorio dove questi vitigni vengono coltivati influisce notevolmente sul prodotto finale; a seconda che si parli di un Bas-Armagnac, di un Tenereze o di un Haute-Armagnac possiamo essere certi di assaggiare distillati con profumi e sapori diversi tra loro.

La regione che fornisce il miglior distillato è quella del Bas-Armagnac; è una zona di circa 5000 ettari, caratterizzata da un suolo di argille cariche di silicio e sabbie ricche di ossido di ferro, tanto da colorare di rosso mattone le campagne della zona e sono minimi i componenti calcarei. I Bas-Armagnac si presentano molto fini al profumo, intensi, e possono rimanere ad affinare anche per più di 15 anni. Subito dopo, in una scala di finezza, ci sono gli Armagnac del Tenereze, un territorio di 5200 ettari ricco di marne ed argille, tipicamente calcareo-argilloso; gli Armagnac di questa zona sono più duri rispetto ai precedenti e sono caratterizzati dal profumo di violetta. Infine l’Haut-Armagnac, quasi un fazzoletto di terra argillo-calcarea con appena 160 ettari coltivati a vite, ossia il 2% di tutta la produzione di Armagnac, in quanto i distillati di questa zona sono sicuramente meno fini e nobili.

Da novembre a marzo avviene la distillazione del vino, che viene immesso negli alambicchi Armagnacoise da cui si ottiene un liquido incolore e poco profumato, che ancora non è l’Armagnac vero e proprio, ma un liquido chiamato ‘flémme’.

Grazie al differente grado di evaporazione dei componenti del mosto, si possono separare l’acetaldeide (22°C), l’acetato di metile (58°C), il metanolo (65°C) ed infine l’etanolo a 78°C. Arriviamo così all’invecchiamento, il procedimento cioè che trasforma la flémme in Armagnac. Il liquido ottenuto dagli alambicchi viene messo in botti nuove da 400-420 litri di quercia della Guascogna, e lì rimane ad amalgamarsi con il legno e farsi cedere colore e profumi. Il maestro di cantina, con continui assaggi ed analisi organolettiche, decide il momento di travasare il distillato dalle botti nuove a quelle più vecchie, così da diminuire l’estrazione di sostanze legnose che potrebbero rovinare il prodotto finale.

Normalmente questo periodo non è mai oltre i tre anni; le botti, durante il periodo della giovinezza dell’Armagnac, vengono poste nei sottotetti delle cantine, così da approfittare degli sbalzi di temperatura per accelerare i processi di affinamento e permettere agli aromi del legno di mescolarsi con il distillato.

Durante questo tempo evapora fino al 7% di distillato, creando quella che i Francesi hanno denominato la ‘parte degli angeli’. Quando il maestro di cantina ritiene che questo processo sia sufficiente, il distillato viene travasato in botti più vecchie da 10mila litri, così da diminuire il trasferimento degli aromi dal legno al distillato e farlo riposare con tranquillità.

 

La parte degli angeli: l’Armagnac – I parte

Tra il parco nazionale dei Pirenei ed il parco regionale delle terre di Guascogna, troviamo una delle più antiche regioni di produzione di acquavite. E’ la regione di Armagnac, un tempo parte della provincia della Guascogna, amministrativamente eliminata nel 1790.

Immagino che anche a voi venga immediatamente al pensiero il più celebre dei cadetti di Guascogna, quel D’Artagnan che insieme ai suoi amici moschettieri fu il protagonista del famoso romanzo di Alexandre Dumas (padre); ma non dobbiamo dimenticare assolutamente Cyrano de Bergerac, nato in una cittadina a nord della zona di Armagnac, e noto sia per la sua bravura con la spada che per le dimensioni del suo naso.

Il romanzo di Rostrand è sicuramente da rileggere per la sua bella, e triste, storia d’amore con Rossana, ma anche per divertirsi con l’ironia di questo cadetto di Guascogna. Da queste parti il modo di produzione dell’acquavite è conosciuto fin dal Medio Evo, grazie alla vicinanza della Spagna a quel tempo conquistata dagli arabi, e che introdussero l’alambicco in Europa. La regione è inoltre ricca di vigneti, alcuni autoctoni, altri introdotti dai legionari romani che ricevettero queste terre come regalo per il loro ventennale servizio di leva.

Fu nel XIII secolo che l’acquavite di Armagnac conobbe il miglior periodo per l’esportazione; a quell’epoca la regione di Bordeaux era sotto controllo degli inglesi, che approfittavano della presenza del fiume Garonna per i propri commerci interni, e per arrivare facilmente sull’Atlantico.

Tra i prodotti esportati c’era naturalmente il vino, che però era facilmente deteriorabile, ed il lungo tragitto per mare rischiava di far arrivare a destinazione un prodotto completamente rovinato. L’acquavite, invece, oltre ad occupare un volume minore di circa un quinto rispetto allo stesso peso di vino, non si deteriorava affatto e poteva essere aggiunta al vino trasportato per migliorarne la resistenza al viaggio ed aumentarne la gradazione alcolica, all’epoca piuttosto bassa.

Alla fine della guerra dei Cento Anni (1453) gli inglesi vennero cacciati dal territorio, ed i commerci continuarono attraverso l’unica enclave britannica rimasta, il porto di Calais sulla Manica. La produzione di vino nella regione di Armagnac andò ad aumentare, e nel 1850 erano prodotti quasi 100.000 ettolitri di vino, nel 1818 un editto di Luigi XVIII stabilì che l‘Armagnac dovesse essere prodotto esclusivamente con alambicchi particolari detti Armagnacoise, di suo brevetto, costruiti in  rame per non essere attaccati dagli acidi del mosto, e a singola distillazione continua; nel 1909 fu creata la AOC Armagnac, stabilendo le tre zone ‘cru’ della AOC: Bas-Armagnac, la zona più pregiata, Tenereze, Haute-Armagnac.

Purtroppo nella seconda metà dell’800 la filossera distrusse la maggior parte delle viti europee, che dovettero pertanto essere ripiantate su piede americano; le produzioni diminuirono enormemente e nel 1940 erano prodotti solamente 20.000 ettolitri di vino. Pian piano la costanza dei produttori ebbe la meglio, ed oggi nella regione ben 15.000 ettari di vigna sono dedicati alla produzione di vini dedicati esclusivamente alla distillazione.