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Abruzzo del Medioevo ed Abruzzo moderno: Società Agricola De Fermo – II

Montiamo sulla jeep insieme a Matteo, uno dei ragazzi che collaborano in azienda e cantiniere, per andare a visitare le vigne.

Mentre andiamo, Stefano ci spiega che gran parte del lavoro è stato metter su una squadra di ragazzi insegnando loro a lavorare nei campi e nelle vigne, ragazzi che, parole sue ‘erano destinati probabilmente a fare i disoccupati’.

Arriviamo in cima, una distesa di ulivi ed infine le vigne, lo chardonnay, il montepulciano, il cerasuolo.

Il cielo è nuvoloso ed il mare non si vede, ma la Majella ed il Gran Sasso, a sud e a nord delle vigne, si; i filari sono disposti lungo una linea ideale che le congiunge. In basso si vede una parte dei vigneti di Valentini, che Stefano nomina spesso come suo mentore e consigliere.

Le uve di montepulciano sono quasi pronte per la vendemmia, i chicchi sani e maturi.

‘L’annata non è male, non state ad ascoltare chi dice che sarà un disastro o, subito dopo, che sarà la vendemmia del secolo. Dipenderà tutto da come si è lavorato in vigna e, naturalmente, se il tempo l’ultima settimana non ci mette lo zampino.’ dice.

Un casale abbandonato proprio nel punto più in alto  del vigneto, ‘da rimettere a posto quando potrò’.

Parliamo di economia; il costo del vigneto che è quasi il doppio ad ettaro rispetto alle coltivazioni più massive, i prezzi stracciati, seppur decenti per l’andamento del mercato, della cantina sociale.

Le difficoltà dell’inizio sono molte, ci racconta, l’incomprensione dei contadini di fronte ai metodi biologici e naturali per il lavoro in vigna, metodi che erano connaturati nei loro nonni, ma non più nella generazione di questi decenni; ma ci dice anche della passione dei suoi collaboratori, la voglia di imparare a lavorare senza aiutarsi con chimica di sintesi, in vigna o in cantina.

Durante i secoli, i contadini continuavano a produrre olio e vino, qui ulivi e viti fanno parte della storia, oltre che della geografia; la vigna è nuova, ma Stefano ci spiega che in questa zona è stato sempre prodotto vino.

I Chronicon ritrovati, il Vulturnense, il Farfense e soprattutto il Chronicon Casauriense del 1482 IX secolo e passato nel 1400 dagli Aragonesi a Carlo VIII, riportano con molta fedeltà le compravendite di terreni ed abbazie, di castelli e di chiese, passaggi di proprietà di castelli e borghi. I confini erano molto mobili, qui, longobardi, bizantini e poi normanni hanno tutti di certo assaggiato l’olio ed il vino di queste zone, durante i loro spostamenti e le loro scorribande.

Sono gli ultimi secoli dell’Alto Medioevo, dal IX all’XI secolo d.C., che è il più denso di avvenimenti per la regione. (Les politiques des familles aristocratiques a l’egard des eglises en italie centrale, Laurent Feller, 2005).

Guardando il panorama da Loreto Aprutino, con ben in vista le querce che delimitano i terreni di Stefano, basta poca immaginazione per vedere soldati e cavalieri, vescovi ed abati, muoversi lungo la strada, chi sguainando la spada, chi il crocefisso, per avanzare il confine del proprio re o del proprio credo.

Tra tutti questi, ancora i contadini, che fornivano cibo e vino alle armate ed ai nobili, che imparavano a nascondere parte del raccolto per non essere del tutto depredati dalle decime della Chiesa o da quelle del Duca di turno.

A pranzo naturalmente i vini di Stefano, il Launegild 2011, chardonnay in purezza, ed il Prologo 2010, Montepulciano d’Abruzzo.

Il Launegild ha bisogno di tempo per aprirsi, la temperatura nel bicchiere aumenta e questo favorisce lo sviluppo dei profumi. Buccia di pera matura, macedonia di banana e albicocche, nespola, noce, gli aromi salgono ordinati e netti.

Il palato viene avvolto dalla morbidezza ancora un po’ glicerinosa, e per contrasto l’acidità risulta forse più tagliente del solito; il secondo sorso è più equilibrato, lasciando spazio ad una lieve sapidità che lo rende più godibile.

Il Prologo è fondamentalmente una prova di botte, visto che ancora non è in commercio, come è correttamente scritto in etichetta.

Giovane, molto, va atteso forse ancora un paio di anni prima di poterne giudicare le qualità. E’ la frutta qui a farla da padrona, frutta rossa appena colta come la melagrana e l’amarena, esuberanti e poco disciplinati.

Il gusto è al contrario più ordinato, una freschezza leggera che accompagna benissimo il coniglio ed anche le vedure grigliate, ma il corpo di questo vino deve ancora maturare.

A bicchiere vuoto si riesce ancora a sentire il ricordo di corteccia ed una lieve balsamicità che rimaneva coperta dalla fruttosità iniziale.

Dopo pranzo, passeggiata per Loreto Aprutino, passando a fianco a palazzo Valentini e ai lavori per la sua nuova bottiglieria, e si torna in cantina.

Due tonneau botti da 16 hl per l’affinamento del Montepulciano d’Abruzzo, tre tonneaux per lo Chardonnay, piccoli caratelli per un passito ancora in prova, una botte ricostituita per il cerasuolo, in modo da non cedere legno al vino.

Ci avviciniamo alle botti dove lo chardonnay continua a sfrigolare distintamente, il profumo è ancora grezzo e pungente, meno quello nel tino di acciaio.

Ne assaggiamo un bicchiere, di questo chardonnay ancora in costruzione, con il suo aspetto lattiginoso di particelle in sospensione, di profumi non identificabili.

Si torna a casa, Paolo e Maria Francesca verso Paganica, io verso Roma; un viaggio di due ore o di nove secoli, il tempo è relativo.

Nota: Aggiornato e corretto 17/09 ore 16.30. Grazie a Stefano per le correzioni

Abruzzo del Medioevo ed Abruzzo moderno: Società Agricola De Fermo – I

Le autostrade moderne sono sicuramente comode per raggiungere le nostre destinazioni, ma non possiedono ancora una propria storia, ed anche dove questo accade i panorami sono spesso nascosti dai terrapieni e dalla velocità.

Lasciando le vie a scorrimento veloce si può riuscire a rilassarsi, la velocità diminuisce e si riescono a vedere uomini e donne nelle loro quotidiane attività mentre si attraversano paesi e piccoli borghi.

Prima di leggere alcuni documenti che Stefano Papetti Ceroni della Società Agricola de Fermo mi ha inviato, nulla sapevo della storia di Penne e  di Loreto Aprutino, della funzione di cerniera, di ponte, di unione tra il mondo bizantino e quello longobardo che l’attuale SS81 possiede.

Indubbiamente dev’essere affascinante possedere campi e vigne in Italia, dove ogni piccolo borgo ha avuto la propria importanza nella Storia, e dev’essere d’altro canto avvilente rendersi conto che proprio la Storia è spesso lasciata alle parole di oscuri studiosi o pagine di libri subito dimenticati.

Ho conosciuto Stefano durante le due giornate di Navelli, e mi è piaciuto il suo attaccamento alla terra, e molto anche il suo Chardonnay. Sottolineando la sua passione per la storia e per la giurisprudenza, ha chiamato Launegild questo vino, dal nome di una usanza del diritto longobardo che proibiva gli atti di donazione di qualunque cosa, abiti, mobili, terreni, ed il passaggio di un bene da un proprietario all’altro poteva avvenire solo a fronte di un baratto, anche simbolico.

Nelle parole di Stefano, bolognese di nascita ma fortemente abruzzese di adozione, si evidenzia invece il desiderio di legare il proprio vino, il proprio lavoro, a questa terra, non solo con i metodi biodinamici che utilizza, ma appassionandosi degli eventi storici dei luoghi dove le sue vigne crescono.

La giornata trascorsa a Cordano, frazione di Loreto Aprutino dove è situato il casale dell’azienda, si è così sviluppata in parti uguali tra la passeggiata tra le vigne e la visita ad alcuni luoghi storici, con la doverosa sosta per pranzo al ristorante Florano dove Domenico Speranza ci ha servito personalmente i piatti ottimi cucinati dalla figlia. Domenico è un ristoratore che conosce bene i prodotti della sua terra; ci ha fatto assaggiare una squisita minestra di fagioli del Tavo, il fiume che scorre lì accanto; dalla terrazza del ristorante si vede distintamente palazzo Valentini e lui era uno dei pochi a cui il grande Edoardo concedeva di entrare nella sua cantina.

Arrivo al casale dell’azienda e subito Stefano inizia a raccontarmi del lavoro fatto per restituire alla cantina, lasciata chiusa da sessanta anni, la sua funzionalità. Mentre parliamo arriva anche Paolo Quaglia, co-organizzatore della manifestazione di Navelli, insieme a Maria Francesca.

Ci parla del ministro Acerbo, originario di Loreto Aprutino, che negli anni ’30 aveva iniziato a mettere le mani, in modo intelligente, al modello agricolo della zona.

Poi entriamo in cantina da una piccola porticina che si apre sul portone a tutto sesto e qui Stefano ci mostra un vecchio torchio Laverda, rimesso a nuovo e funzionante.

‘Qui nel ’44 c’era un comando di retrovia della Wehrmacht, le vecchie botti non ci sono più perché prima lne bevvero il vino, e poi le bruciarono per stare al caldo. La cantina l’ho rimessa a posto pian piano, riuscendo a non stendere la resina sul pavimento e convincendo la ASL che il cemento è migliore’ ci dice Stefano.

Gli eventi storici si mescolano, in questa zona lungo la strada che dal longobardo ducato di Spoleto portava al bizantino Esarcato di Ravenna. Qui è la zona del medievale Ocretanum che fu inserito nel castello di Locretanum, nato alla metà dell’XI secolo da un accordo tra l’abate di San Bartolomeo ed il conte di Penne.

Il regno longobardo, con i suoi ducati, aveva a quei tempi pieno possesso dell’Italia, i ducati di Spoleto e di Benevento avevano il confine a poche decine di chilometri da qui, i possedimenti di Costantinopoli erano poco oltre Ortona, le abbazie e le chiese venivano costruite, comprate, vendute tra abati e gastaldi, tra conti e vescovi.

La chiesa di Santa Maria in Piano, che abbiamo visitato nel pomeriggio, è stata per quasi un secolo al centro di una disputa tra abate e vescovo che se ne contendevano la proprietà, come riporta Annalisa Colecchia (Archeologia Medievale XXVII, 2000, pp. 101-129)

Durante i secoli, i contadini continuavano a produrre olio e vino, qui ulivi e viti fanno parte della storia, oltre che della geografia.

Emidio Pepe Montepulciano d’Abruzzo DOCG 2007

Emidio Pepe Montepulciano d'Abruzzo DOCG 2007

L’apertura del  Montepulciano d’Abruzzo 2007 di Emidio Pepe è stata l’occasione per ritrovarmi con alcuni amici che mi hanno accompagnato in varie avventure vinicole, lo scorso anno.

Abbiamo parlato di molte cose, dagli eventi personali della vita, alle nuove avventure enologiche che ci aspettano questa estate.
E naturalmente abbiamo finito la bottiglia.

Il 2007 di Pepe ha un insieme di profumi piuttosto ampio, e questo ha scatenato tra noi la solita gara non dichiarata sui riconoscimenti.

Così si va dalla ciliegia matura alla pesca, soprattutto la pesca messa a fette in un bicchiere di vino come faceva anche mio nonno.
La rosa è piuttosto facile da sentire, così come l’erba fresca appena bagnata, quasi terrosa.

Facendo riposare un po’ il bicchiere e riprendendolo si sente a poco a poco l’effetto dell’ossigeno nel vino, da cui ora iniziano a fuoriuscire profumi più scuri, corteccia e liquirizia.

Al palato tutti d’accordo nell’impatto di morbidezza quasi vellutata che riempie il cavo orale, tannini leggeri e morbidi, freschezza acida che arriva un po’ dopo e che rimane sulla lingua ben distinguibile.
Un finale promettente, se ne vorrebbe sentire ancora ma finisce forse troppo presto.
Il tutto fornisce in modo chiaro l’idea che questo vino è ancora giovane, già aperto ma non pienamente maturo, e bisognerà attendere qualche altro anno per sentire meno morbidezza e più forza.

Montepulciano d’Abruzzo DOCG 2005 Emidio Pepe

Una strada antica, la via Metella, costeggiando la costa Adriatica condusse Annibale verso Canne, in Puglia, dove si svolse la famosa battaglia in cui i romani furono pesantemente sconfitti dall’esercito cartaginese.

La strada fu riscoperta casualmente nel 1823, grazie ad un contadino che scavando il proprio orto rinvenne monete romane e soprattutto un cippo miliario che riportava la cifra 119, ossia la distanza da Roma.

Secondo lo storico Niccola Palma, era probabilmente il più antico tracciato della via Salaria che, attraverso la Val Vibrata, penetrava nelle Gole del Salinello e si dirigeva verso le montagne della Laga, passando vicino all’odierno paese di Amatrice e, da qui, arrivava a Roma.

In questo territorio, nei pressi di Torano Nuovo, è presente l’azienda agricola biologica di Emidio Pepe, uno dei primi a credere fermamente nella grandezza del Montepulciano d’Abruzzo.

L’azienda nasce nel 1964 imbottigliando i propri vini, prodotti da circa 8 ettari di vitigno suddivisi tra Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, con una resa tra gli 80 ed i 90 quintali per ettaro.

In vigna, seguendo la pratica biologica, non vengono utilizzati concimi chimici di sintesi, ma fertilizzanti e compost naturale per sostenere la normale vita microbica del terreno.

Così bisogna agire aumentando ancora la dose di concimi e antiparassitari, rischiando di impoverire completamente la vigna e l’uva.

Uno sviluppo sano e più naturale, anche se non necessariamente biodinamico, tende invece ad equilibrare tutti i fattori naturali, aumentando certo il lavoro da fare in vigna, ma eliminando completamente la necessità di sostanze sintetizzate in qualche laboratorio. La lavorazione con vanga e zappa è così molto più faticosa rispetto al normale modo di lavorare, perchè è necessario fare attenzione a ricreare strutture porose per alimentare il terreno con l’aria e la luce.

Sulle piante dei vigneti Pepe vengono usati esclusivamente sali di rame e zolfo di miniera, e nessun altro tipo di sostanza medicinale. La naturale resistenza della vite viene stimolata con una attenta potatura.

La vendemmia viene effettuata a mano, ponendo la massima attenzione a non rompere gli acini durante il trasporto, la pigiatura del Trebbiano viene ancora fatta con i piedi mentre il Montepulciano viene fatto fermentare con gli acini interi.

Nessuna aggiunta di solforosa, tranne in annate particolari e massimo 6 g/hl, nessuna aggiunta di lieviti selezionati, enzimi o batteri; nessun additivo aromatico come polvere di tannino o trucioli di quercia. Anche il trattamento termico, necessario nelle produzioni classiche per attivare i lieviti aggiunti anzichè quelli naturali, non viene effettuato.

Il vino viene fatto riposare almeno un anno in botte o in vasche di cemento, ed infine imbottigliato. Non viene fatta alcuna filtrazione artificiale, che porterebbe via con se anche parte degli aromi e dei sapori naturali del vino; viene invece usato il travaso del vino dopo che i residui si sono depositati sul fondo.

Le bottiglie rimangono da 2 a 30 (trenta!) anni in cantina, incapsulate ed etichettate manualmente.

Il Montepulciano d’Abruzzo DOC 2005 di Emidio Pepe si presenta con un colore molto profondo, ha una limpidezza sicuramente minore di altri vini, dovuto al metodo di filtrazione manuale.

Al naso è pungente, quasi aspro e ferroso. L’analisi olfattiva non può limitarsi a pochi secondi, ma va assecondato il contatto del vino con l’ossigeno, riuscendo pian piano a svelare note minerali e di china con una buona freschezza, frutta rossa fresca ed infine una sensazione di amarena sotto spirito. In bocca è quasi austero, molto compatto nel gusto e ricco, facendo sentire tutta la forza di quest’uva.

I tannini sono abbastanza compatti, e quasi offuscano gli altri sapori che hanno bisogno di un secondo sorso per potersi esprimere.

E’ un vino che esce sicuramente dai canoni standard a cui siamo abituati, ed alla prima impressione può dare l’idea di un vino difettoso, con spunti acetici o ossidato. La degustazione di un vino naturale necessita perciò di attenzioni diverse rispetto al solito, dando tempo al vino di abituarsi all’aria ed interagire con l’ossigeno. A volte possono capitare bottiglie difettose, forse con una percentuale maggiore rispetto ai vini standard.

Come abbinamento è consigliabile una carne succosa e saporita, ad esempio l’agnello cotto insieme a qualche spicchio d’aglio. I vini di Emidio Pepe sono distribuiti anche da Velier, che partecipa al movimento biologico dei produttori di Vini Triple A, ossia A come Agricoltori, A come Artigiani, A come Artisti. Ed il Montepulciano d’Abruzzo DOC 2005 di Emidio Pepe rispetta in pieno ogni A di questo manifesto.