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Great balls of fire: Vignaioli dell’Etna – I Rossi

Anche i vini rossi a Vignaioli dell’Etna sono stati tutti di buona qualità; come per i bianchi, i produttori non si sono limitati a portare l’ultima o la penultima annata, ma hanno voluto far assaggiare ai visitatori anche le proprie annate migliori. Un segno di rispetto innanzitutto verso chi si avvicinava al loro banco: troppe volte, in alcune degustazioni (mi dicono, perché io non frequento…), arrivano le ultime annate disponibili presentate solo da un povero sommelier che assaggia quei vini per la prima volta.

La disponibilità del produttore a spiegare, a parlare, ad ascoltare, aumenta di molto la già alta piacevolezza del vino.

I rossi a Vignaioli dell’Etna

Vinupetra 2007 I Vigneri di Salvo Foti. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Alicante

I profumi salgono precisi al naso; fragola e lampone, ciliegia e rosa fresca, si lasciano sopravvanzare da aromi più terrosi ed erbacei, tabacco, cuoio. I tannini si dimostrano compatti e non irruenti, l’acidità è perfettamente in grado di tenere la grande struttura di questo vino, con un lungo e fruttato finale. Vigne di cento anni, un vino di grande impatto.

Passopisciaro 2010. Nerello Mascalese

Profumi ampi di frutta rossa e arancia, pomodoro, peperone rosso.

Allegro nell’acidità, più ordinato nei tannini, lascia la bocca ansiosa di provarne un secondo bicchiere.

Contrada P 2010 Passopisciaro. Nerello Mascalese.

Una delle quattro contrade, a dimostrazione di cosa possa fare un buon vignaiolo con le proprie viti a distanza di pochi chilometri tra loro.

Profumi di frutta di bosco, arancia, foglie di quercia, terra umida. Qui l’acidità è più marcata, la sapidità è sottolineata, ed i tannini forniscono il giusto equilibrio ad un vino da assaggiare tra qualche anno.

Aetneus 2007 I Custodi delle Vigne dell’Etna. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Alicante.

Profumi delicati e ciò nonostante netti, lampone e fragola, vegetale, speziato; la morbidezza iniziale rivela una tempra acida che ne sostie

ne l’intera struttura, dai tannini morbidi ed ordinatissimi.

Quota 600 2009 Graci. Nerello Mascalese

I sentori di ciliegia ancora sul ramo si affacciano all’inizio, e lasciano poi il posto al lampone ed alla mora, con una netta sensazione di macchia mediterranea a fare da sottofondo.  Una discreta presenza acida lo rende particolarmente gradevole, ed unita alla sua naturale sapidità fa venir voglia di assaggiare un formaggio non molto stagionato, magari impreziosito da qualche marmellata in abbinamento. Il finale è quasi speziato, di discreta lunghezza.

Aitna 2010 Edomé. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio

Vino giovane, irruento, frutta e fiori che si amplificano con l’ossigenazione, fresco e gradevole, ma è un peccato berlo adesso.

Aitna 2008 Edomé

Qui ci siamo, veramente ci siamo. Complessità aromatica che ruota tra la susina matura, la melagrana e la pesca vinosa, la rosa ed il geranio appassito; pian piano profumi più maturi di terra boschiva e confettura di mora.

La freschezza ed il calore alcolico sono molto ben equilibrati, tannino leggero e suadente, con finale lievemente speziato.

Aitna 2007 Edomé

Profumi potenti di erba, di pesche succose e prugne mature, poi corteccia, una passeggiata in un bosco. Sapidità importante, per i suoi anni, ma la bocca rimane fresca grazie all’acidità che riesce ad equilibrare, pur se con qualche difficoltà, l’importante calore dell’alcool. Da bere adesso, non si aspetta più.

Serra della Contessa 2004 Benanti. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio

Gli aromi delle marasche e della liquirizia si mescolano tra loro con una sensazione olfattiva di gran pulizia, fanno capolino il pepe, l’origano, poi ancora la mora ed il ribes.

Tannini eleganti vengono accolti dalla bocca, accompagnati dalla morbida setosità che svela d’un colpo acidità diritta e grande sapidità, con un equilibrio da balletto classico.

Per finire segnalo il sito di Andrea Federici, dove sono riportate ottime foto della manifestazione.

Una decina di Vini Naturali a Roma 2012

Ho potuto assaggiare ed apprezzare un buon numero di ottime etichette, a Vini Naturali a Roma. Così qui stilerò una lista di quelli che mi sono rimasti più impressi, lista non esaustiva certamente, ma in genere parto con l’idea di gustare certi vini che conosco o di cui mi hanno parlato, poi mi faccio guidare dai consigli dei produttori e degli amici incontrati durante il pomeriggio. Le foto che vedete qui sono solo alcune; altre le potete trovare sulla mia board di Pinterest

Poderi Sanguineto, Rosso di Montepulciano 2010. Uno spettacolo di profumi, di gusto, una bevibilità indiscutibile, un vino che metti sul tavolo e smetti di trovare aggettivi per i riconoscimenti e lo bevi, e basta. E’ un vino che disseta, da bere in ogni occasione. Il Nobile2008 è il vino che dovrebbe essere in ogni carta dei vini che si rispetti.

Dora Forsoni e Patrizia Castiglioni

Poderi Veneri Vecchio, Rutilium 2008. Barbera del Sannio e Sangiovese. Un vitigno autoctono, la Barbera del Sannio, che Antonio mi spiega avere un nome con un’origine non chiara, forse inventato per essere più riconoscibile nella vendita, già un centinaio di anni fa. Ciliegie fresche, rosa rossa, minerale e fresco, possiede una durata non male. Una ottima scoperta, ed un ottimo lavoro di Raffaello Annichiarico

Mlecknic, Merlot 2006. Naso che esplode in profumi di pepe nero e rosa recisa, si acquieta verso aromi floreali, riparte con aromi di cacao e spezie. La buona morbidezza avvolge la bocca, una sapidità che raramente si trova in un merlot, acidità di una freschezza ancora tagliente. Un vino che dimostra ancora, dopo 6 anni, la propria giovinezza

Podere Pradarolo, Metodo Classico 2009. Appena arrivo Alberto mi offre subito un calice della sua malvasia spumantizzata, la permanenza di 24 mesi sulle bucce si sente tutta al naso, con i profumi di spezie aromatiche, palato asciugato dal tannino ceduto, rinfrescato dalla buona acidità. Da gustare a tavola con formaggi e salumi, risotto alla zucca.  Vey Rosso 2005, Cabernet Sauvignon. Dritto al naso con pepe rosso e ciliegia, acidità notevole.

Fonterenza, Rosato 2010, che a me è piaciuto più del 2011. Rosa fresca e geranio tra tutti, al gusto possiede un calore alcolico non indifferente e tannini all’altezza della zona, chiude tutto con un ricordo di peperone rosso.

Paolo Bea, Arboreus, Trebbiano Spoletino 2008. Vigneti di 80-100 anni, Intenso, riconoscibile camomilla, orzo, rosmarino. Morbidezza immdiata nel cavo orale, poi sapidità minerale ben evidente, la bocca rimane puita dalla bella acidità.

Čotar, Vitovska 2007. Profumi di pietra sbriciolata, agrumato, mare che urta sulle rocce. Acidità minerale, bocca che viene rinfrescata nonostante gli spigoli della lavorazione sulle bucce. Grande vitovska. Terrano 2007. Possiede un naso molto ampio, speziato, minerale, frutta matura sotto spirito. Sapido, ed è una costante di questi vini, acidità che si inoltra sulla lingua accompagnata da una morbidezza perfettamente in equilibrio.

Cantine del Castello, Boca 1986. Una vera chicca, questo ’86, morbido e per nulla

Paola ed Elena

stancante nonostante i 26 anni trascorsi, profumi importanti di violetta e rosa rossa, terreno bagnato ed erbaceo. Una discreta morbidezza accompagnata da tannini molto ben ordinati, puliti, sorretti dalla spina acida necessaria. Un finale lungo, note speziate ed ancora erbacee.

Klinec, Jakot 2009. Tokai friulano. Sulfureo, basta lasciarlo per qualche minuto nel bicchiere e rimangono le note delle bucce dell’uva, di buccia di limone. Minerale, sapido, retto molto bene dalla naturale acidità che pulisce bene il cavo orale. Pinot Grigio 2009, colore buccia di cipolla, legnoso, salino, freschezza alcolica che aiuta nella leggerezza, profumi di caramella d’orzo e pane tostato, agrumato.

Vini Naturali a Roma 2012 – Il Carso, la Vipaska dolina ed il Collio del Consorzio Simbiosa

Nel pomeriggio di sabato mi attende una degustazione  del Consorzio Simbiosa, alias Vasja Čotar, Valter Mlecnik, Franco Terpin e Simona Klinec, e quindi Collio sloveno ed italiano, le colline della Vipaska, il Carso.

Gli ultimi due erano presenti anche da Les Vignerons la sera prima, e potete leggerne qui.

Inizia Franco Terpin spiegando che la creazione del Consorzio Simbiosa è nata dalla necessità di unire le forze e le esperienze, dare una struttura organica al loro lavoro di ricerca sui vini naturali, con territori diversi, confrontandosi sui risultati ottenuti da ognuno di loro.

La loro pacatezza nell’esposizione, la loro calma nell’esporre i loro vini, mi portano ad immaginare loro quattro, forse con Alex al posto di Simona, seduti al tavolo della cucina di uno di loro, quattro bottiglie e quattro calici, a parlare di vino, perché quell’anno la Ribolla fosse venuta in quel modo, ad esempio, o se lo Chardonnay potrebbe migliorare ancor di più usando in vigna comportamenti diversi.

Un bel pensiero lo esprime Franco Terpin sulla crisi attuale, poche parole ma incisive. Un tempo, dice Franco, in tempi di crisi lej persone bevevano qualche bicchiere in più, poi scendevano in piazza e parlavano tra loro, venivano fuori le idee, e con il coraggio del vino protestavano e ‘facevano casino’, a volte riuscendo ad ottenere anche qualche miglioramento. Oggi invece si preferisce bere un vino da 80 centesimi davanti alla televisione, senza più parlare e scambiarsi idee e progetti, e ‘questo è un male, no?’.

Uno dei migliori interventi sulla crisi che abbia sentito negli ultimi tempi, dico sul serio.

Da sinistra: Franco Terpin, Valter Mlecknic, Simona Klinec, Vasja Cotar

 Si parla molto del terreno su cui nascono le viti, terre che hanno tutta la sapidità del mare (l’ex-mare, come dice Franco) che un tempo ricopriva queste terre, e se non si usano concimi chimici le radici delle viti scendono in fondo per cercare il nutrimento, portando nell’uva quella mineralità che si riscontra poi nel vino.

Le terre del Carso, dove sono le vigne di Čotar, sono forse le più difficili da lavorare: uno strato di terra molto basso e poi tutta roccia, tanto che ancora si usa, come un tempo,  trasportare terra dalle vallate circostanti per ricoprire gli strati di roccia e consentire alle radici di avere la necessaria forza per penetrarla. La terra rimane 3 o 4 anni seminata con erba, creando così l’ambiente microbiologico adatto alla crescita delle viti.

Sia Franco che Valter spiegano molto bene il loro modo di lavorare in vigna ed in cantina; Terpin fa l’esempio della Ribolla Gialla, fino a qualche anno fa considerata un vinello, ma che invece riesce a dare dei grandi prodotti, sempre che si conosca bene il suo comportamento.

Anche il loro intervento potete trovarlo sul sito di Senza Trucco, così non continuo a raccontare; le loro spiegazioni sono molto più incisive di qualunque scritto.

Sottolineo però le parole di Valter Mlecnik sulla solforosa e sugli organic wines, i vini biologici, e sulle nuove normative per poter definire in etichetta il Vino Biologico. Solo Italia e Slovenia, ripete Valter, si sono opposte ai limiti consentiti per i solfiti reputandoli troppo alti.

Passiamo quindi ai vini assaggiati. Due i fattori comuni a tutti: la loro mineralità e la luce che sprigionano nel bicchiere.

La Vitovska 2007 di Čotar sembra una pietra bagnata dal mare nei profumi, macchia mediterranea e salsedine al naso; un gusto che non lascia dubbi sulla sua provenienza, forza sapida e alcolica, marino, il cavo orale asciugato da tutto quel che le bucce, in 3/4 giorni, cedono durante la vinificazione.

Lo Chardonnay 2006 di Mlecnik emana profumi che ricordano la caramella d’orzo ed il rosmarino, cespugli spinosi mediterranei per profumo e salinità,  intenso e diretto al naso così come lo è al palato, le bucce hanno fatto qui un ottimo lavoro di amalgama con la parte liquida, con aromi e gusti che rimandano sicuramente all’uva.

La Ribolla Gialla 2006 di Terpin è rinfrescante, camomilla, buccia d’arancia candita, la parte minerale ricorda un mattone lasciato al sole; in bocca è intensa ed avvolgente, ricorda subito la buccia dell’uva, quasi aromatico al palato, una acidità non invadente e mneralità che fa da sottofondo.

Infine, il Verduzzo secco 2003 di Klinec, che per stessa ammissione di Simona non piace a tutti, è contrastante; al naso il miele di acacia e la buccia di cedro, vegetale e minerale di pietra focaia, intenso e preciso al naso così come lo è nel cavo orale, asciutto, tannini derivati dalla lunga macerazione sulle bucce e sapidità sottolineata da una acidità che non ti aspetti  in un Verduzzo.

Vini naturali a Roma IV edizione

 

Avviso: L’evento è stato spostato al fine settimana successivo causa maltempo che impedirebbe a molti produttori, ed anche a molti visitatori, di essere presenti.

Sul profilo fB di Tiziana o sul sito di Vini Naturali a Roma, tutte le info.

La quarta edizione di Vini Naturali a Roma. Sul sito di Tiziana Gallo tutte le informazioni, biglietti in vendita anche da Les Vignerons.

Ci si vede lì