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Benvenuto Brunello 2013 – Rosso 2011 (continua)

P1140379Il motivo dominante è lo sviluppo e l’impatto, le note di rosa, fragola e melagrana come fruta matura. (Wine Roland)

Brunelli. Naso maturo e caldo, non lascia presagire lo slancio che il vino ha invece in bocca, dove nonostante la spiccata nota alcolica in apertura procede unitariamente integrando Himbeergeist, buccia di mela rossa, fragola, alloro e timo. Tannini piccoli, appuntiti e un po’ invadenti nel finale.

Canalicchio di Sopra. Il Rosso come lo si cerca. Beva spigliata, profumi intensi di fragola matura, melagrana, ciliegia croccante. Sorso di coinvolgente impatto acido e bella progressione, dai nitidi richiami fruttati e intercalata di spezie rosse, irrorata in tutto lo sviluppo di una asprigna, liquescente acidità fruttata.

Capanna (2010 uscita ritardata). Spesso ed evoluto, con spiccati sentori di frutta matura e rosa canina. Al sorso offre un impatto nel segno della freschezza, è preciso nello sviluppo e nel distendersi dei riconoscimenti (frutta rossa) e regala tannini severi, tra i più duri in questa rassegna per la tipologia.

Caprili. Naso veramente fitto, pieno di frutto scuro, sottobosco ed erbe. Ciliegia e ferro imperiosi al gusto. Un rosso fuori schema, carico, caldo, ampio, potente e mirabilmente lento nello sviluppo, energico, e tutto ciò senza sacrificare definizione e pulizia, con una sapidità puntuta a vegliare sulle dolcezze più esuberanti.rosso2011_2

Citille di Sopra. Floreale intenso, ciliegia, ribes, verbena, rosa canina a descrivere un impatto fresco e spigliato. Al gusto si presenta e sviluppa agilmente, è continuo e giustamente teso, la traccia sapida si dipana durante tutto il sorso e aggiunge brio a una sostanza cospicua.

Collelceto. Profumi di frutta matura, cipresso e sottobosco screziati d’agrume, tutti semplici e intensi. Stessa impronta al gusto con l’apertura in freschezza su arancia sanguinella e melagrana, la tensione giovanile, la progressione snella, il finale sapido e nettante.

Cupano. Un rosso a sé. Piaccia o meno (a me piace) è peculiare, irriducibile alla convenzione, quand’anche buona, del Rosso. Un cenno di volatile, mostarda, ferro, prosciutto, frutta nera matura, tapenade, prugna, salsa HP e frutta candita. Con queste premesse, che la bocca sia inizialmente fresca, nervosa e ferrosa è una piacevole sorpresa. Sviluppo in crescente intensità, verso la fine si rivelano il calore e il temperamento.

Domaine Richaud, l’Ebrescade, Vin de Table

ebrescade4Tra le numerose appelation della Cotes du Rhone, quella del Villages Cairanne è certamente da tenere nel proprio taccuino.
La Cairanne è una AOC composta da una ventina di comuni che hanno ottenuto la possibilità di aggiungere il proprio nome alla più famosa Cotes du Rhone, ossia la Valle del Rodano. Sebbene sia solo una denominazione Villages, i vini prodotti in Cairanne sono di indubbia buona qualità, con i rossi prodotti da blend di Grenache, Syrah e Mourvedre, mentre i bianchi, ottenuti generalmente da Clairette, Viognier, Marsanne e Roussanne non hanno lo stesso grado di piacevolezza.
Le estati calde della Cairanne sono ottime per dar modo alla Grenache e soprattutto al Mourvedre di sviluppare le loro potenzialità, mentre il Syrah è con queste temperature più delicato.
I 50 ha del vigneto l’Ebrescade di Marcel Richaud si trovano tra Valence ed Avignone, nella parte più a sud della valleebrescade1 del Rodano, a Vaison-la-romaine. Coltivazione completamente biologica certificata, raccolta manuale e resa attorno ai 40 q/ha rappresentano la filosofia di lavoro di Marcel, che in cantina non usa filtrazione né altre manipolazioni tecniche, e l’uso di solforosa si riduce a 50 mg/l, ed una parte viene vinificata e venduta senza nemmeno questa piccola aggiunta.
Oltre a produrre le AOC Cotes du Rhone e Cotes du Rhone Villages, il Domaine Richaud ha nel paniere anche un Vin de Table che proviene dalla zona più a sud del suo possedimento.
DEGUSTAZIONE
L’Ebrescade Vin de Table di Domaine Richaud è una piacevole sorpresa, considerando soprattutto che stiamo parlando del 2005, sebbene non sia consentito scrivere l’annata in etichetta.
Il colore è rosso rubino molto profondo, scuro, quasi nero.
Nonostante gli anni trascorsi in bottiglia, il naso si sviluppa quasi istantaneamente, come gli aromi non vedessero l’ora di uscire per disperdersi nell’aria. Il bouquet è ampio: si va dalla mora alla ciliegia, pepe, rosa e talco; aspettando qualche attimo in più per consentire una migliore ossigenazione, si ritrovano terra bagnata e funghi. Per un Vin de Table è più di quel che ci si può attendere.
In bocca si presenta con tanta materia, fresca e di buona struttura, ma è soprattutto l’acidità a farla da padrona, rendendo estremamente bevibile questo vino nonostante i suoi 15.5° dichiarati in etichetta che sembra quasi di non sentire. Un sapore equilibrato anche con i tannini che risultano morbidi e non invadenti, lasciando che al palato si ripresentino le stesse sensazioni dell’olfatto.
Una discreta lunghezza finale completa la bellezza dell’assaggio.
ABBINAMENTO
E’ un vino da associare con vitello arrosto, impreziosito da alloro, con agnello alla griglia con salsa di menta. o con formaggi morbidi e di media stagionatura.
PREZZO
Si trova in scaffale a prezzi che vanno dai 14 ai 20€.

Monte dall’Ora Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2005

La tradizione vinicola della Valpolicella è evidente già dal suo nome, che significa, tradundo dal latino, la “valle dalle molte cantine” (poli cellae).

Può sicuramente stare allo stesso livello di regioni più storicamente blasonate come Barolo o Montalcino, e forse quel che manca alla Valpolicella è solo un po’ di comunicazione mediatica in più.

E’ anche vero che vini come il Reciotto Recioto, il Ripasso e soprattutto l’Amarone spesso trovano la concorrenza dei pur buoni Valpolicella di base, più pronti ed immediati e a costi ben più contenuti, cosa che invece a Montalcino non accade, mentre Barolo e Barbaresco riescono molto meglio a tenere testa alla maggior produzione di Nebbiolo delle Langhe. 

In Valpolicella i vini rossi che si producono derivano in gran maggioranza da tre vitigni: Corvina, Rondinella e Molinara, a cui spesso si aggiunge anche Corvinone, che crescono nei tipici impianti con pergola veronese o a tendone rovesciato e che non vengono vinificati in purezza.

Reciotto Recioto, Amarone e Ripasso sono quindi come fratelli, che condividono la stessa origine ma si differenziano nei metodi di produzione. E’ grazie ad una dimenticanza che dal Reciotto nasce l’Amarone.

Quel che si sa, senza andare troppo indietro nel tempo, è che nel 1936 nella Cantina Sociale Valpolicella il capocantiniere Adelino Lucchese, ritrovò una botte di Reciotto dimenticata in cantina.

Il Recioto è ottenuto dall’appassimento sulle stuoie di paglia delle tre uve, che così concentrano i propri zuccheri per dare un vino decisamente amabile, morbido e di buona gradazione alcolica.

La botte ritrovata da Lucchese aveva completato tutta la fermentazione grazie al continuo lavoro dei lieviti naturalmente presenti, ed aiutato dall’affinamento nella botte aveva prodotto un vino di alta gradazione alcolica, profumato, di gran corpo, ma decisamente ‘amaro’, rispetto almeno al più tradizionale Recioto, dove invece sono presenti zuccheri residui; l’Amarone, detto in dialetto, è quindi un Recioto ‘scapà’, scappato, fuggito dal controllo del cantiniere.

Certo l’Amarone non ha avuto subito il successo che ha oggi, e bisogna arrivare al 1953 per averne l’ingresso nella commercializzazione, mentre nel contempo le tecniche di produzione si sono affinate.

Le uve devono provenire esclusivamente da vitigni di collina, e vengono scelti i grappoli più spargoli e più sani dei tre vitigni, così da eliminare il pericolo di muffe; si mettono ad appassire nei fruttai, locali ben areati che di solito sono i sottotetti delle stesse abitazioni o delle cantine, per 120 giorni, quindi con condizioni climatiche esterne notevolmente variabili, almeno per quei produttori che non utilizzano apparecchiature per mantenere costante temperatura ed umidità.

La pigiatura avviene generalmente a fine gennaio, con una lunga macerazione sulle bucce ed una ancor più lenta fermentazione che, a causa delle basse temperature ambientali, spesso impiega anche più di un mese. Questo procedimento consente agli zuccheri, concentrati grazie all’appassimento, di fermentare completamente grazie ai lieviti contenuti nelle bucce e trasferiti al liquido dai lunghi tempi di macerazione; il vino non può avere un contenuto alcolico inferiore ai 14° ma non è raro trovare bottiglie di Amarone da 16°.

Non prima del 1 dicembre avviene la vinificazione ed un invecchiamento non inferiore ai due anni in botte grande, o più spesso in barrique, consente di mettere poi in bottiglia questo fantastico vino, diventato DOCG nel 2009 quando il disciplinare fu differenziato rispetto a quello del Reciotto.

 

Le pergole veronesi le vidi bene, così come la zona sotto il portico usata per l’appassimento delle uve, quando visitai la cantina di Monte dall’Ora, un paio di anni fa. Delle due bottiglie acquistate, l’ultima l’ho aperta lo scorso inverno, nel 2011.

L’Amarone della Valpolicella 2005 di Monte dall’Ora è prodotto seguendo metodi naturali, sia in vigna, dove non vengono usati prodotti di sintesi, che in cantina, in cui la naturalità si ritrova sia nell’uso esclusivo dei lieviti naturali che nel metodo di appassimento delle uve, senza uso di apparecchiature di controllo della temperatura.

Vengono utilizzate Corvina 40%, Corvinone 20%, Rondinella 30% e Molinara ed Oseleta per il rimanente 10%. 

Colore rosso rubino molto intenso, profondo, con sfumature di rosso granato; proprio grazie all’utilizzo di uve appassite, è di trasparenza quasi nulla, sembra quasi di guardare le stesse bucce su cui ha macerato. 

La complessità del metodo di produzione dell’Amarone si ritrova nel naso di questo vino, con una notevole evoluzione degli aromi nel bicchiere. Alla delicatezza della violetta e della rosa rossa si aggiunge l’intensità della ciliegia, della confettura di amarena, del succo di prugna. Man mano che il vino e l’ossigeno prendono confidenza l’uno dell’altro, si propagano profumi più decisi del mentolo e quelli più delicati dell’eucalipto, che poi sfumeranno in quelli più complessi e terziari, come cioccolato, cacao, tabacco, ed un lieve ricordo di vaniglia, come a fare da cerniera con quelli finali speziati di chiodi di garofano, pepe nero, rabarbaro.

L’ingresso alla bocca è decisamente tannico, il cavo orale deve abituarsi inizialmente alla complessità di questo vino, ed il secondo sorso rende meno astringente il tannino che si fa notare per la sua grande compostezza. La struttura complessa si palesa grazie alla morbidezza tipica di questo vino, che coinvolge tutta la bocca e che dimostra la corrispondenza tra olfatto e gusto, mentre il tenore alcolico di questo Amarone Classico consente di reggere bene la potenza dei tannini.

Great balls of fire: Vignaioli dell’Etna – I Rossi

Anche i vini rossi a Vignaioli dell’Etna sono stati tutti di buona qualità; come per i bianchi, i produttori non si sono limitati a portare l’ultima o la penultima annata, ma hanno voluto far assaggiare ai visitatori anche le proprie annate migliori. Un segno di rispetto innanzitutto verso chi si avvicinava al loro banco: troppe volte, in alcune degustazioni (mi dicono, perché io non frequento…), arrivano le ultime annate disponibili presentate solo da un povero sommelier che assaggia quei vini per la prima volta.

La disponibilità del produttore a spiegare, a parlare, ad ascoltare, aumenta di molto la già alta piacevolezza del vino.

I rossi a Vignaioli dell’Etna

Vinupetra 2007 I Vigneri di Salvo Foti. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Alicante

I profumi salgono precisi al naso; fragola e lampone, ciliegia e rosa fresca, si lasciano sopravvanzare da aromi più terrosi ed erbacei, tabacco, cuoio. I tannini si dimostrano compatti e non irruenti, l’acidità è perfettamente in grado di tenere la grande struttura di questo vino, con un lungo e fruttato finale. Vigne di cento anni, un vino di grande impatto.

Passopisciaro 2010. Nerello Mascalese

Profumi ampi di frutta rossa e arancia, pomodoro, peperone rosso.

Allegro nell’acidità, più ordinato nei tannini, lascia la bocca ansiosa di provarne un secondo bicchiere.

Contrada P 2010 Passopisciaro. Nerello Mascalese.

Una delle quattro contrade, a dimostrazione di cosa possa fare un buon vignaiolo con le proprie viti a distanza di pochi chilometri tra loro.

Profumi di frutta di bosco, arancia, foglie di quercia, terra umida. Qui l’acidità è più marcata, la sapidità è sottolineata, ed i tannini forniscono il giusto equilibrio ad un vino da assaggiare tra qualche anno.

Aetneus 2007 I Custodi delle Vigne dell’Etna. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Alicante.

Profumi delicati e ciò nonostante netti, lampone e fragola, vegetale, speziato; la morbidezza iniziale rivela una tempra acida che ne sostie

ne l’intera struttura, dai tannini morbidi ed ordinatissimi.

Quota 600 2009 Graci. Nerello Mascalese

I sentori di ciliegia ancora sul ramo si affacciano all’inizio, e lasciano poi il posto al lampone ed alla mora, con una netta sensazione di macchia mediterranea a fare da sottofondo.  Una discreta presenza acida lo rende particolarmente gradevole, ed unita alla sua naturale sapidità fa venir voglia di assaggiare un formaggio non molto stagionato, magari impreziosito da qualche marmellata in abbinamento. Il finale è quasi speziato, di discreta lunghezza.

Aitna 2010 Edomé. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio

Vino giovane, irruento, frutta e fiori che si amplificano con l’ossigenazione, fresco e gradevole, ma è un peccato berlo adesso.

Aitna 2008 Edomé

Qui ci siamo, veramente ci siamo. Complessità aromatica che ruota tra la susina matura, la melagrana e la pesca vinosa, la rosa ed il geranio appassito; pian piano profumi più maturi di terra boschiva e confettura di mora.

La freschezza ed il calore alcolico sono molto ben equilibrati, tannino leggero e suadente, con finale lievemente speziato.

Aitna 2007 Edomé

Profumi potenti di erba, di pesche succose e prugne mature, poi corteccia, una passeggiata in un bosco. Sapidità importante, per i suoi anni, ma la bocca rimane fresca grazie all’acidità che riesce ad equilibrare, pur se con qualche difficoltà, l’importante calore dell’alcool. Da bere adesso, non si aspetta più.

Serra della Contessa 2004 Benanti. Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio

Gli aromi delle marasche e della liquirizia si mescolano tra loro con una sensazione olfattiva di gran pulizia, fanno capolino il pepe, l’origano, poi ancora la mora ed il ribes.

Tannini eleganti vengono accolti dalla bocca, accompagnati dalla morbida setosità che svela d’un colpo acidità diritta e grande sapidità, con un equilibrio da balletto classico.

Per finire segnalo il sito di Andrea Federici, dove sono riportate ottime foto della manifestazione.