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Una decina di Vini Naturali a Roma 2012

Ho potuto assaggiare ed apprezzare un buon numero di ottime etichette, a Vini Naturali a Roma. Così qui stilerò una lista di quelli che mi sono rimasti più impressi, lista non esaustiva certamente, ma in genere parto con l’idea di gustare certi vini che conosco o di cui mi hanno parlato, poi mi faccio guidare dai consigli dei produttori e degli amici incontrati durante il pomeriggio. Le foto che vedete qui sono solo alcune; altre le potete trovare sulla mia board di Pinterest

Poderi Sanguineto, Rosso di Montepulciano 2010. Uno spettacolo di profumi, di gusto, una bevibilità indiscutibile, un vino che metti sul tavolo e smetti di trovare aggettivi per i riconoscimenti e lo bevi, e basta. E’ un vino che disseta, da bere in ogni occasione. Il Nobile2008 è il vino che dovrebbe essere in ogni carta dei vini che si rispetti.

Dora Forsoni e Patrizia Castiglioni

Poderi Veneri Vecchio, Rutilium 2008. Barbera del Sannio e Sangiovese. Un vitigno autoctono, la Barbera del Sannio, che Antonio mi spiega avere un nome con un’origine non chiara, forse inventato per essere più riconoscibile nella vendita, già un centinaio di anni fa. Ciliegie fresche, rosa rossa, minerale e fresco, possiede una durata non male. Una ottima scoperta, ed un ottimo lavoro di Raffaello Annichiarico

Mlecknic, Merlot 2006. Naso che esplode in profumi di pepe nero e rosa recisa, si acquieta verso aromi floreali, riparte con aromi di cacao e spezie. La buona morbidezza avvolge la bocca, una sapidità che raramente si trova in un merlot, acidità di una freschezza ancora tagliente. Un vino che dimostra ancora, dopo 6 anni, la propria giovinezza

Podere Pradarolo, Metodo Classico 2009. Appena arrivo Alberto mi offre subito un calice della sua malvasia spumantizzata, la permanenza di 24 mesi sulle bucce si sente tutta al naso, con i profumi di spezie aromatiche, palato asciugato dal tannino ceduto, rinfrescato dalla buona acidità. Da gustare a tavola con formaggi e salumi, risotto alla zucca.  Vey Rosso 2005, Cabernet Sauvignon. Dritto al naso con pepe rosso e ciliegia, acidità notevole.

Fonterenza, Rosato 2010, che a me è piaciuto più del 2011. Rosa fresca e geranio tra tutti, al gusto possiede un calore alcolico non indifferente e tannini all’altezza della zona, chiude tutto con un ricordo di peperone rosso.

Paolo Bea, Arboreus, Trebbiano Spoletino 2008. Vigneti di 80-100 anni, Intenso, riconoscibile camomilla, orzo, rosmarino. Morbidezza immdiata nel cavo orale, poi sapidità minerale ben evidente, la bocca rimane puita dalla bella acidità.

Čotar, Vitovska 2007. Profumi di pietra sbriciolata, agrumato, mare che urta sulle rocce. Acidità minerale, bocca che viene rinfrescata nonostante gli spigoli della lavorazione sulle bucce. Grande vitovska. Terrano 2007. Possiede un naso molto ampio, speziato, minerale, frutta matura sotto spirito. Sapido, ed è una costante di questi vini, acidità che si inoltra sulla lingua accompagnata da una morbidezza perfettamente in equilibrio.

Cantine del Castello, Boca 1986. Una vera chicca, questo ’86, morbido e per nulla

Paola ed Elena

stancante nonostante i 26 anni trascorsi, profumi importanti di violetta e rosa rossa, terreno bagnato ed erbaceo. Una discreta morbidezza accompagnata da tannini molto ben ordinati, puliti, sorretti dalla spina acida necessaria. Un finale lungo, note speziate ed ancora erbacee.

Klinec, Jakot 2009. Tokai friulano. Sulfureo, basta lasciarlo per qualche minuto nel bicchiere e rimangono le note delle bucce dell’uva, di buccia di limone. Minerale, sapido, retto molto bene dalla naturale acidità che pulisce bene il cavo orale. Pinot Grigio 2009, colore buccia di cipolla, legnoso, salino, freschezza alcolica che aiuta nella leggerezza, profumi di caramella d’orzo e pane tostato, agrumato.

Vini naturali a Roma IV edizione

 

Avviso: L’evento è stato spostato al fine settimana successivo causa maltempo che impedirebbe a molti produttori, ed anche a molti visitatori, di essere presenti.

Sul profilo fB di Tiziana o sul sito di Vini Naturali a Roma, tutte le info.

La quarta edizione di Vini Naturali a Roma. Sul sito di Tiziana Gallo tutte le informazioni, biglietti in vendita anche da Les Vignerons.

Ci si vede lì

Vini Naturali a Roma 2011

Mi sto rendendo conto che sono indietro con le degustazioni, devo ancora raccontarvi di Montpellier, ma ho avuto qualche difficoltà con le foto, adesso spero di averle tutte ben classificate quindi spero la prossima settimana di riuscire a parlarvene.

E per la foto d’inizio post, ho creduto bene di mettere una bella fontanella su Borgo Pio, con tutto questo vino, un bel sorso d’acqua per iniziare è quel che occorre.

Ed eccoci a raccontare l’edizione 2011 di Vini Naturali a Roma, ormai giunta alla sua terza edizione, sempre all’hotel Columbus di via della Conciliazione, proprio in fronte al cupolone di San Pietro.

Anche qui, come ho già scritto per Sens of Wine, si nota la mancanza della tracollina porta-bicchiere, che se non crea problemi a chi è ormai abituato a girare per degustazioni, e quindi ha una nutrita collezione a casa di tracolline, sicuramente provoca qualche disagio ai visitatori non abituali. Magari uno sforzo in più si poteva fare, o no? Giro la domanda naturalmente a Tiziana Gallo che organizza la manifestazione.

Un altro consiglio che posso permettermi di dare è sulla piantina della manifestazione, con indicati i produttori presenti in ogni sala: perché non aggiungere, vicini al nome, almeno la regione di produzione? Potrebbe essere un metodo per chi magari è meno esperto o si avvicina al mondo del vino per la prima volta, e probabilmente potrebbe aiutare a ricordare meglio i vini bevuti.

L’ambiente è informale, nessun sommelier in divisa (ma tanti amici e colleghi dietro ai banconi), ed un buon servizio da parte dei camerieri per lo svuotamento dei contenitori e portar via le bottiglie vuote. 

Io sono arrivato verso le 13, così da poter girare per i banchi con più tranquillità, almeno fino alle 17 quando le sale si sono completamente riempite.

Produttori sempre presenti a presentare i propri vini, sempre ugualmente disponibili a rispondere alle domande, intrattenersi con visitatori e clienti, o anche solo a versare con orgoglio il proprio vino. Una bella differenza con altre manifestazioni forse più pompose ma un po’ troppo sofisticate. Quasi come quei vini lì.

Vini buoni e fatti bene molti, magari non tutti, ma certamente ognuno diverso dall’altro: niente trebbiani fotocopie o cabernet-sauvignon tutti uguali, anzi.

Ho iniziato con i bianchi di Zidarich, la Vitovska prima e Prulke poi, assemblaggio ben riuscito di vitovska, malvasia e sauvignon, entrambi di buona sapidità ed un alcool ben mantenuto dalla freschezza del territorio.

Un altro assaggio di Vitovska di Vodopivec ed è subito voglia di metter qualcosa nello stomaco, i cestini con il pane fresco disposti strategicamente sui mobili dei saloni erano molto invitanti, ma ancor di più lo era il banco di D.O.L, negozio di specialità gastronomiche laziali di cui sono già cliente da qualche tempo, e così con il mio piatto ben riempito di salumi, formaggi ed una freschissima ovolina di mozzarella, mi sono fermato a chiacchierare un po’ con un paio di amici.

Nel frattempo sono stato raggiunto dal mio solito gruppo, stavolta ridotto…ad una sola persona! 

Così ho avuto modo di gustare una splendida falanghina IGT Daunia, precisamente foggiana di Antica Enotria,  con un profumo avvolgente e pieno, intenso, morbida al gusto ed una sapidità che fa ricordare la vicinanza dei vigneti dal mare.

Altri bianchi, l’Etna Bianco Quota 600 di Graci, già recensito qui il suo Quota 600 rosso, 70% di Carricante e 30% di Catarratto, vino potente per essere un bianco, minerale ma non sapido, con una morbidezza tutta particolare. L’Etna si fa sentire anche in questo vino, un posto ed un vino che mi emozionano sempre.

Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, insomma dalla Sicilia sono andato in Veneto, ad assaggiare I Masieri 2009 prima e poi il Pico 2008, entrambi garganega in purezza ma completamente diversi tra di loro, più fresco e facile il primo, più irruento e sanguigno il secondo, adatto questo ad un affinamento di parecchi anni.

Pian piano sono poi passato alla degustazione dei rossi, piacevoli incontri di bicchieri già conosciuti, come una piccola verticale di montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe, il 2007, il 2001, il 2000 e, dopo qualche insistenza, anche il 1985. Uno dei migliori produttori di questo vino, a mio parere, un vino preciso nei suoi tannini, anche per quelli giovani come il 2007, ancora irrueti, fino all’85 con una freschezza immediata al gusto e resa più importante subito dopo dal tannino ben composto.

Piccolo giro in Francia, un intero tavolone de Les Caves de Pyrene, marchio di distributori con una buona selezione di vini naturali e biologici, in particolare ho gradito il Morgon Cote de Py 2008 di J. Foillard, gamay in purezza, biologico, profumi di fragola e ciliegia candita, ottima morbidezza e complessità al palato. Per il mio prossimo acquisto sicuramente.

Dalla Francia è semplice tornare in Italia passando per il Piemonte, regione dove mi son fermato abbastanza, iniziando con La Cascina delle Rose, di cui ho assaggiato la produzione intera (un dito per bottiglia, non fraintendetemi, che detta così sembra che abbia passato una settimana nella loro cantina…).

Il Nebbiolo delle Langhe, il Barbera d’Alba Superiore Donna Elena 2007, ed infine il Barbaresco DOCG Tre Stelle ed il Barbaresco DOCG Rio Sordo, e fra tutti il Barbera e quest’ultimo sono stati i miei preferiti, oltre alla simpatia del produttore ed alla sua disponibilità.

Una bella freisa 2009 di Giuseppe Rinaldi per riposare dalla sontuosità del Barbaresco, e subito poi  il Boca 2004 (o 2005, non ricordo l’annata) di Cantine del Castello, dove arte e vino vanno, in maniera completamente naturale, a braccetto; l’impronta femminile delle sorelle Conti si sente in tutta la loro produzione.

Poi una lunga e simpatica chiacchierata con Marina Marcarino del consorzio Vintesa a Neive in provincia di Cuneo, con la quale abbiamo parlato di commercializzazione del vino, delle problematiche legate alla certificazione bio ed alle cervellotiche normative che regolano alcune DOC e DOCG che costringono a veri e propri salti mortali per ‘starci dentro’. Gino Fasoli, Antica Enotria, Tenuta Loacker e naturalmente Punset (l’etichetta prodotta proprio da Marina), i produttori del consorzio, di cui però parlerò più avanti per non appesantire troppo il post che rischia di diventare una enciclopedia! 

Così come parlerò in un altro post dei vini di Elisabetta Foradori, quindi abbiamo attraversato il nord Italia e siamo in Trentino adesso, ed in particolare di due di questi, il Morei e lo Sgarzon, entrambi Teroldego come è tradizione di Foradori ma gente!, ecco cosa vuol dire fare vino seguendo la natura, due vigneti a pochi chilometri di distanza tra di loro che riescono a dare due vini del tutto diversi, al naso ed al gusto.

Infine, ma dovrò sicuramente tornarci al più presto, un Pinot Nero veramente particolare, quello prodotto da Elisabetta Dalzocchio nel 2007, con solo due ettari di vigneto ed un’unica etichetta nel listino, a due passi da Rovereto; un vino morbido, delicato al primo sorso e che si sviluppa quasi subito con una bella complessità sia all’olfatto che al gusto. E così sorpreso da quest’ultimo assaggio, ho deciso che questo sarebbe stato l’ultimo vino della serata proprio per portarmi appresso la freschezza di questo Pinot Nero senza mescolarla con altri. 

Recuperata la mia amica, accaparrata dai distributori francesi (ahi ahi ahi…), è così terminata questa domenica di degustazione, con poca formalità ma molta, molta, molta sostanza e qualità.

Vini Naturali 2010

Domenica pomeriggio sono stato alla seconda edizione dei Vini Naturali a Roma. Come lo scorso anno, la location ha lasciato un po’ a desiderare, soprattutto vista la grande affluenza di pubblico.
Ho incontrato amici e produttori che già conoscevo, appassionati e sommelier, ognuno interessato ad assaggiare vini che, per loro stessa natura, sono un po’ fuori dai soliti circuiti commerciali.

In effetti, la denominazione Vini Naturali non è una vera e propria denominazione, è solo un modo per identificare vini fatti in modo … naturale!

La filosofia che sta dietro a questi vini, e dunque ai loro produttori, è che il vino è un prodotto della terra, e come tale non dovrebbe essere aiutato da concimi chimici, lieviti selezionati, controlli di temperatura e filtrazioni che, a volte, fanno sembrare le cantine un laboratorio di chimica.

Certo, non tutti i vini naturali sono vini gradevoli da bere, così come vale lo stesso concetto per i vini commerciali, anche di grandi marche.

Cosa dire, infatti, di certe DOC che comprendono territori enormi, e la cui tracciabilità delle uve è a dir poco complicata?

Parlare con i produttori di vino naturale è sempre una bella esperienza. Non si sentono i nomi soliti degli enologi o dei wine maker conosciuti e famosi, non esiste la voglia a tutti i costi di far maturare il proprio vino in barrique anche se non ce n’è bisogno, e si sente in definitiva un’aria più da contadino che non da imprenditore, un sano ritorno alla artigianalità, alla manualità, l’orgoglio di sporcarsi le scarpe e le mani di terra.

 
Certo, poi il vino deve essere venduto e commercializzato, perchè una impresa improduttiva alla fine ha vita breve.Ma basta cercare con oculatezza i propri clienti ed alla fine si riescono ad ottenere risultati che, vista la fatica nella produzione dei propri vini, ripagano più di quanto le cifre dei bilanci lascino intendere.

Non ho potuto degustare tutti i vini presenti, naturalmente, e dopo essermi fermato a chiacchierare con i più noti, ho cercato di fermarmi ai banchi dove vedevo meno ressa.

Attività difficile, in effetti, visto che come dicevo sopra, le sale dell’hotel Columbus a volte erano veramente esigue per contenere tutti gli appassionati.

Quindi, se posso rivolgere un consiglio all’organizzatrice dell’evento, per il prossimo anno non abbia paura a trovare sale più ampie: vedrà che verranno comunque riempite.

Tra i vini che ho assaggiato, mi ha lasciato un’ottima impressione lo Chardonnay di Valter Mlecnik.

La famiglia Mlecnik produce vino da molte generazioni, e l’attuale fattoria è stata acquistata nel 1922; è in località volcja Draga, nella regione di Goriska in Slovenia.

Nei vigneti, coltivati a Guyot, è presente Chardonnay, Ribolla gialla, Merlot, Sauvignon e Tokaj Friulano.

Rispettando il metodo di coltivazione di chi lo ha preceduto, Valter Mlecnik non utilizza alcun fertilizzante chimico, ma esclusivamente letame, e lascia che l’erba cresca tranquillamente in mezzo ai filari.

La resa è piuttosto bassa, o meglio, è la naturale resa dei vigneti; senza stressare le viti, queste crescono e fruttano in modo naturale, lasciando che siano le condizioni climatiche a fare il grosso del lavoro.

In cantina poi anche il vino bianco viene fermentato sulle bucce per un paio di giorni, e quindi utilizzando solamente i lieviti e gli enzimi presenti naturalmente su di esse; viene trasferito poi in barrique vecchie anche di 15 anni per iniziare la prima fermentazione.

Rimane poi fino ad un anno a maturare sulle fecce dei lieviti e poi travasato in tini di acciaio o in botti grandi, e solo in questo momento viene aggiunta una piccola quantità di solforosa. I travasi consentono di avere una filtrazione naturale, dopodiché il vino viene imbottigliato e lasciato ad affinare ancora almeno un anno.

Mentre assaggiavo lo Chardonnay di Valter, gli ho chiesto dei controlli di temperatura. Dall’alto della sua statura (credo che superi i due metri) mi ha sorriso, e mi ha chiesto se mio figlio, appena nato, sia stato messo sul petto della madre con una coperta o depositato in una culla refrigerata.

E’ il caldo, mi spiega, e non il freddo, ad essere amico della vita; con il freddo la vita si ferma, rallenta, e riprende quando la temperatura risale.

I lieviti naturali hanno bisogno di temperature più alte per attivarsi, così come più alta è la temperatura raggiunta dal vino durante la fermentazione.

Producendo vini con i lieviti selezionati, invece, la temperatura deve essere attentamente controllata per far avvenire la fermentazione esclusivamente grazie ad essi e non, invece, a causa di lieviti naturali rimasti inavvertitamente nel mosto.

All’analisi visiva lo Chardonnay che stavo degustando è trasparente, ma non limpido e cristallino come da manuale. Girando per la manifestazione però ti accorgi che è quello ad essere veramente la limpidezza del vino.

La temperatura di servizio, come in ogni degustazione, è probabilmente più alta di quanto vorrebbero le guide, ma questo si traduce in un pregio e non in un difetto, consentendo di far arrivare un maggior numero di aromi alle narici. Anzi, la temperatura consigliata per questo vino è sicuramente attorno ai 13, 15*C.

Si sente un profumo di albicocca, un sentore di mineralità ed erbaceo, fresco.

Ha un gusto morbido, fresco, si sente una buona sapidità sorretta anche dal grado alcolico di 14°, un finale piuttosto lungo che lascia la bocca pronta al sorso successivo.

Come abbinamento, si può pensare ad un piatto particolarmente succoso e dolce, ad esempio del fegato, magari con cipolle.