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16 dicembre, 2011

Verticale I Botri di Ghiaccioforte Morellino di Scansano 2005, 2006, 2007

Les Vignerons, enoteca di Roma

Martedì scorso sono stato alla verticale de I Botri di Ghiaccioforte da Les Vignerons, presente Andrea Andreozzi, enologo e direttore commerciale de I Botri.

Le influenze di stagione hanno tenuto a casa alcuni amici che speravo di ritrovare da Antonio Marino, ma eravamo ugualmente un bel numero di persone, sia per quantità che, soprattutto, per qualità.

Andrea ha portato tre annate, 2007, 2006, 2005, tre Morellino di Scanzano, tre anni diversi, tre vini diversi come tre fratelli.

Il Morellino è un vino che ha una lunga tradizione nella zona di Scansano, dove i vitigni utilizzati sono storicamente il sangiovese morellino, prugnolo gentile, ciliegiolo e tinto di Spagna, più noto probabilmente come alicante. Questi sono i vitigni utilizzati anche da I Botri per la produzione del proprio vino, coltivazioni esclusivamente biologiche, tecniche di cantina solo naturali.

Andrea, ha spiegato bene all’inizio della degustazione la filosofia di produzione del proprio vino.

Nonostante la sua naturale riservatezza, si sente immediatamente quanto ci tenga al suo modo di produrre, criticando seppur con estrema pacatezza, il disciplinare che consente di ‘migliorare’ il Morellino con vitigni ‘previsti per la produzione di vini toscani’, come si legge sul disciplinare.

Le persone presenti alla degustazione naturalmente sono (siamo) di parte, essendo presenti ad una degustazione nell’enoteca di Antonio, una delle poche presenti a Roma ad avere una grande varietà di vini naturali.

Qui, nelle parole di Andrea e soprattutto nei suoi vini, si capisce cosa voglia dire vino naturale. La difesa delle tradizioni, del territorio e delle caratteristiche dei vitigni, conoscendoli e sapendo cosa, ognuno dei vari vitigni, apportano al gusto ed al profumo finale del vino.

Il primo è la Riserva 2007.

Profumato di marasca, il sangiovese si sente molto in questa annata, e l’alicante riesce a fornire la giusta morbidezza per equilibrare la bella acidità ed il tannino morbido, avvolgente in bocca.

Il secondo assaggio, il Riserva 2006, è stato da tutti definito una sorpresa. Anche con una stagione non propriamente ideale per il vino, questo 2006 risulta di una freschezza invidiabile, rara da sentire in questa annata. I profumi sono se possibile ancora più incisivi rispetto al 2007, si deve attendere per farli uscire dal bicchiere e solo quando ne rimane ormai un piccolo sorso si sprigionano non in potenza ma, appunto, in incisività e nettezza. Il gusto come dicevo dà l’idea di un vino giovane, sebbene il 2007 appaia più votato ad essere maggiormente invecchiato. Il Riserva 2006, inoltre, è stato il primo ad essere finito, al termine della degustazione, quando vari capannelli si sono formati davanti alle bottiglie aperte per riassaggiarne ancora. Segno che questa annata ha avuto un grande successo anche rispetto alla più ‘blasonata’ 2007. Mi ha fatto pensare così a quando, a settembre, tutti i giornali e settimanali specializzati parlano di vendemmia fantastica, non importa che anno sia è sempre un’ottima annata. Ma la capacità del viticoltore di fare un buon vino senza aiuti chimici anche in annate considerate meno importanti, non ha prezzo.

Andrea Andreozzi mentre versa il suo Morellino

Infine, il Riserva 2005, che ha sofferto forse più degli altri due del breve tempo a disposizione prima di potersi aprire nel bicchiere. Pian piano vengono fuori le note terziarie, un cacao leggero, il caffè, ma ingentiliti da aromi tendenti al vegetale e la marasca ricorda subito la ciliegia del 2007 ormai matura.

L’acidità è anche qui evidente, ma non quanto i precedenti, avvolta dalla morbidezza che la trasporta su tutta la lingua; i tannini sono leggeri e ben guidati dalla freschezza  e si riesce anche a sentire una certa, seppur leggera, sapidità. Dopo sei anni è il momento giusto per berlo, ma sarebbe da provare anche nei prossimi tre.

La verticale de I Botri ha mostrato come il vino non possa essere uguale a se stesso ogni anno, come le differenze tra un’annata e l’altra non possono risiedere solo sulla quantità di legno in più o in meno; a questo proposito Andrea ha tenuto a ribadire come le botti di slavonia da 25 hl dove il suo vino riposa e si matura per 12 mesi, siano tutte botti usate, praticamente esauste, e servano solo da contenitore.

Le chiacchierate si sono poi spostate, sempre senza nessuna polemica o estremismo, sul concetto di vitigno migliorativo; si, ci dice Andrea, il ciliegiolo e l’alicante possono essere definiti migliorativi del solo sangiovese, morellino e prugnolo. Ma in effetti servono per fare il Morellino, che deve chiamarsi così se fatto con questi vitigni; a che scopo invece aggiungere cabernet sauvignon tra i vitigni permessi?

L’impressione è che il Morellino soffra, commercialmente, di una sindrome da fratello povero del Chianti o del Brunello, all’interno dei cui consorzi le battaglie per l’aggiunta o

Il Riserva 2006 ed il Riserva 2007

meno di vitigni diversi dal sangiovese in purezza si fanno epiche, ed a volte vengono vinte ed altre perse.

Nel Morellino ha vinto chi voleva l’aggiunta dei famosi, talvolta famigerati, migliorativi francesi, snaturando la tradizionalità del vino in favore di una più facile riuscita di vendita.

Eppure Andrea ha dimostrato che fare un vino differente è possibile, studiandone attentamente le caratteristiche e tradizioni. Il Morellino non deve fare la fine del Chianti, e grazie ad aziende come I Botri si riescono ancora a bere vini senza muscoli e plastica aggiunti.

In una breve chiacchierata con Andrea ci siamo trovati d’accordo a dire che il vino non va solo portato a tavola, soprattutto in un ristorante, ma va soprattutto spiegato; se non si riesce a far questo possiamo star qui a parlare del vino come alimento per secoli e secoli senza alcun risultato.

Ed per il Morellino de I Botri vale la pena usare un po’ di tempo per degustarlo con tranquillità.

E se volete fare un bel regalo ad un amico, le tre bottiglie di Morellino le trovate direttamente da Antonio a Les Vignerons.

One Comment on “Verticale I Botri di Ghiaccioforte Morellino di Scansano 2005, 2006, 2007

I Botri, Morellino di Scansano,
24 luglio, 2012 a 20:14

[…] loro Morellino di Scansano ho già parlato, qui ed anche qui, della loro idea di vino ne parlerò più […]

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